Firenze vende palazzo pubblico a 2.500€/mq: rivenduto a 25.000€/mq

C'è un numero che andrebbe incorniciato e appeso nella sala del consiglio comunale, ad altezza occhi, perché nessuno possa dire di non averlo visto: novecento per cento. È di quanto si è rivalutato Palazzo Vivarelli Colonna, nel quadrilatero tra via Ghibellina e via dell'Agnolo, nel volgere di pochi anni.
Non un terreno edificabile in una città in espansione, non una start-up dell'intelligenza artificiale: un palazzo storico nel cuore di Firenze, ceduto dal pubblico e rivenduto al privato. Il genere di affare che, quando lo fa un cittadino qualunque, si chiama speculazione; quando lo fanno i big, si chiama valorizzazione.
Da 2.500 a 25.000 euro al metro: l'affare del secolo
I conti, ricostruiti dal Corriere Fiorentino e rilanciati da La Verità, sono di una semplicità che imbarazza:
Fine 2014: la giunta Nardella vende l'edificio — fino a ieri sede degli uffici comunali della Cultura — per 12 milioni di euro, circa 2.500 euro al metro quadrato
Acquirente: Cassa Depositi e Prestiti, il braccio finanziario di un Ministero dell'Economia guidato, in quei mesi, da Matteo Renzi
2023: Cdp rivende a Fdc Italia, controllata del gruppo Ldc Hotels & Residences del magnate taiwanese del cemento Nelson Chang
Oggi: quei 4.800 metri quadrati tornano sul mercato come appartamenti deluxe a 25.000 euro al metro
Dieci volte tanto. Il prezzo dell'operazione del 2023 non è stato reso noto: La Verità lo ha chiesto, e la risposta è stata un silenzio educato.
Il nemico facile e il tappeto rosso
Qui finisce la cronaca immobiliare e comincia la parte che ci riguarda. È la stessa amministrazione — il filo va da Nardella a Sara Funaro — che mentre benedice la trasformazione di un palazzo pubblico in residenza per la ristretta cerchia di facoltosi di mezzo mondo, ha eletto l'affitto breve a origine di tutti i mali cittadini.
E non da oggi: poche settimane fa il divieto di nuovi Airbnb è stato esteso ben oltre il perimetro del centro storico e dell'area Unesco, fino a Campo di Marte, San Jacopino, le zone Bronzino e Pier Vettori, Fonderia, Petrarca. Semiperiferia. Un unicum in Italia.
La geometria perfetta della doppia morale
Fermiamoci un secondo su questa geometria, perché è perfetta:
Il pensionato che affitta tre mesi l'anno il bilocale del nonno per arrotondare: nemico pubblico, da perimetrare, vietare, sanzionare
Il magnate che compra un monumento nazionale e ci ricava attici a dodici milioni di euro per clientela internazionale: benvenuto, prego, si accomodi
È la doppia morale fatta urbanistica. Si combatte la mercificazione del centro storico impedendola a chi non può difendersi, e la si autorizza — anzi, la si agevola — a chi può comprarsi mezzo isolato.
Non è il primo capitolo
Lo schema lo conosciamo a memoria, lo abbiamo raccontato qui sopra più volte: comprare un palazzo storico, restaurarlo con gusto impeccabile, rivenderlo a peso d'oro.
Palazzo Portinari Salviati: l'antica dimora di Beatrice, pagato 32 milioni e oggi residenza d'epoca con suite, spa e appartamenti a 16-20 mila euro al metro
Palazzo Serristori sul lungarno: costato qualche milione in meno
Palazzo Vivarelli Colonna: ora
Tre gioielli del Rinascimento fiorentino convertiti, uno dopo l'altro, nello stesso prodotto: il lusso come destinazione d'uso. La città che a parole difende la propria anima dal turismo, nei fatti la vende all'asta a chi se la può permettere, purché lo faccia in grande stile e non con un check-in self-service.
I ventimila euro e quella foto
E poi c'è il dettaglio che, in una commedia, sarebbe troppo per essere vero. Nell'elenco dei finanziatori di Punto su Firenze — l'associazione culturale nata anche come piattaforma di sostegno politico all'allora sindaco Nardella e al Partito Democratico — è spuntato il nome di Ldc Italia Hotels, con un contributo libero da 20.000 euro.
Nulla di illecito, ci mancherebbe: è una questione di opportunità. Ma dopo i 95.000 euro versati a titolo di donazione a Nardella da Fingen SPA, specializzata anche questa in ospitalità di lusso, possiamo dire che questo mondo è molto attento a donare.
Voi quella foto la conoscete: Nardella, Funaro e Bocca insieme, una delle immagini più commentate nella storia di questo blog. Non perché ci fosse uno scandalo, ma perché in quel sorriso compiaciuto c'era già tutto: la classe dirigente che si fotografa davanti alla città come davanti a una proprietà di famiglia, sicura che il copione — il piccolo si punisce, il grande si accoglie — non lo metterà in discussione nessuno.
Avevano ragione. Per anni non l'ha messo in discussione nessuno.
La domanda che resta
A questo punto è giusto dare la parola anche all'altra campana, perché la difesa esiste e va presa sul serio. L'amministrazione dirà che il centro si svuota di fiorentini, che l'overtourism erode il tessuto residenziale, che gli affitti brevi sottraggono case alla città.
Ma è proprio qui che la logica si rompe, ed è l'unica cosa che chiediamo: coerenza tra la tesi e l'esecuzione. Se davvero il nemico è il centro che si svuota di residenti, allora spiegateci come l'attico a 25.000 euro al metro — venduto a un fondo, a un collezionista, a un domicilio fiscale — ripopola Firenze di fiorentini.
Non lo fa. Lo svuota meglio, più in fretta e in modo definitivo di mille affitti brevi messi insieme. Solo che lo svuota in silenzio, con un restauro a regola d'arte e una targa sul portone.
Chi è davvero il nemico?
Il piccolo proprietario produce rumore, è visibile, è facile da additare: ottimo nemico. Il grande capitale produce valore, è elegante, finanzia le cene giuste: ottimo amico.
E così, mentre si discute se sia un diritto affittare il monolocale per tre weekend, qualcun altro porta a casa il novecento per cento su un palazzo che era di tutti.
La casa, come ci ripetono, è un diritto. A quanto pare, soprattutto quando costa 25.000 euro al metro.



