Dati falsi sugli affitti brevi: quando l'infografica diventa propaganda

Quando i numeri ballano: il caso della mappa Airbnb de La Stampa
Sul quotidiano La Stampa è uscita un'infografica intitolata "La mappa degli Airbnb", che illustra il trend degli affitti brevi in Italia dal 2017 al 2024.
A prima vista sembra tutto molto colorato e professionale. Ma basta prendere in mano una calcolatrice per scoprire che le percentuali sono state inserite a caso, senza alcuna corrispondenza con i dati reali.
Gli errori matematici più clamorosi
Ecco alcuni degli strafalcioni più eclatanti che abbiamo scovato:
L'esagerazione di Torino: Gli appartamenti passano da 6.494 (2017) a 7.023 (2024). Aumento reale: 8%. Percentuale pubblicata: +50%. Qualcuno ha perso qualche pezzo per strada.
Il paradosso di Venezia: Gli annunci calano da 10.376 a 10.115 (diminuzione effettiva), ma l'infografica mostra un incredibile +99%. Magia pura.
Caos Milano e Roma: Etichette invertite, linee che salgono a caso, calcoli completamente sballati. Un tripudio di confusione.
Perché questi errori sono un problema serio
Potremmo riderci su, e in effetti fa sorridere. Ma il punto è un altro: proprio su questi dati distorti si costruiscono le politiche pubbliche.
Quando pubblichi percentuali gonfiate a sproposito, stai manipolando l'opinione pubblica. Stai creando una narrativa di "emergenza abitativa" causata dagli host e dalle piattaforme OTA come Airbnb, quando in realtà i numeri raccontano una storia completamente diversa.
La narrativa distorta sugli affitti turistici
Questi "errori" (se vogliamo essere generosi) alimentano un dibattito pubblico basato su dati falsi. Si parla di regolamentazioni stringenti, di CIN obbligatori, di tasse aggiuntive oltre la cedolare secca, senza mai verificare i numeri reali del fenomeno.
Il risultato? Politiche sbagliate basate su propaganda travestita da giornalismo.
Dove sono finite le correzioni?
In un mondo normale, un quotidiano autorevole dovrebbe scusarsi e correggere immediatamente l'infografica. Invece si preferisce lasciare online contenuti palesemente errati, pur di cavalcare l'onda dell'indignazione facile.
La sensazione è che mentire sui dati sia diventato accettabile, purché il risultato sia qualche like indignato e l'appoggio di una classe politica che non ha interesse a verificare la realtà dei fatti.
La disinformazione sugli affitti brevi non è un bug, è una feature. Serve a costruire un nemico facile da attaccare, anche quando i numeri dicono l'esatto contrario.
Nel frattempo, gli host seri che pagano le tasse, compilano gli alloggiati web, rispettano le normative e offrono un servizio di qualità, continuano a essere dipinti come speculatori. Tutto grazie a infografiche fasulle e dati inventati.



