Comunicato Stampa: MyGuestFriend, Firenze

Il caso Montedomini dimostra che gli affitti brevi non sono il problema, ma una risorsa indispensabile per gestire il patrimonio immobiliare
Le notizie emerse in questi giorni sulla gestione del patrimonio immobiliare di Montedomini impongono una riflessione che il Comune di Firenze non può più eludere.
Per anni Palazzo Vecchio ha indicato negli affitti brevi il principale responsabile dell'emergenza abitativa, promuovendo restrizioni sempre più severe e costruendo una narrazione fondata sull'idea che questa tipologia di locazione sia, di per sé, un male da combattere.
Eppure oggi scopriamo che proprio Montedomini, ente il cui Consiglio di amministrazione comprende membri nominati dal Comune di Firenze e che gestisce un rilevante patrimonio immobiliare pubblico, ha destinato una parte dei propri immobili ad affitti brevi e ad altre forme di ospitalità turistica.
La domanda è inevitabile: se gli affitti brevi sono così dannosi, perché un ente riconducibile alla sfera pubblica li utilizza? Se invece rappresentano uno strumento legittimo per valorizzare il patrimonio immobiliare e garantirne la sostenibilità economica, perché lo stesso Comune continua a criminalizzare migliaia di cittadini che fanno esattamente la stessa cosa con le loro proprietà?
La risposta è semplice. Quando si passa dalla propaganda alla responsabilità di amministrare degli immobili, ci si scontra con la realtà. Un patrimonio immobiliare ha costi elevati di manutenzione, riqualificazione e gestione. Per conservarlo in condizioni decorose e impedire che si degradi occorrono risorse economiche importanti. E tali risorse devono essere prodotte proprio dagli immobili stessi.
Non è quindi Montedomini a dover essere criticata. Al contrario, questa vicenda dimostra che, quando ci si trova ad amministrare concretamente un patrimonio immobiliare, è inevitabile ricorrere anche alle tipologie di locazione che garantiscono una maggiore redditività. È una scelta di buon senso, non un'anomalia.
L'anomalia è un'altra: continuare a sostenere pubblicamente una battaglia ideologica contro gli affitti brevi e, nello stesso tempo, utilizzarli quando si devono far quadrare i conti di un ente pubblico.
Il Comune di Firenze dovrebbe cogliere questa occasione per aprire una riflessione seria e finalmente libera dai pregiudizi. Chi amministra patrimoni immobiliari, pubblici o privati, deve poter operare in un quadro normativo che concili l'interesse pubblico con la sostenibilità economica. Demonizzare gli affitti brevi non crea una sola casa in più, ma rischia di ridurre le risorse necessarie per mantenere e valorizzare il patrimonio edilizio esistente.
Il caso Montedomini dimostra che la realtà è molto più complessa degli slogan. E che, alla prova dei fatti, perfino chi combatte gli affitti brevi finisce per riconoscerne l'utilità quando è chiamato ad amministrare degli immobili.



